Cosa succede nella prima seduta con lo psicologo
Aggiornamento: 4 giorni fa

C'è un momento preciso, quando si decide di andare dallo psicologo, che accomuna quasi tutti: l'incertezza prima di cliccare su "Prenota", il telefono alzato e poi ribassato per prendere appuntamento con una chiamata, o il battito accelerato mentre si aspetta nella sala d'attesa, fisica o virtuale che sia.
L'idea di sedersi davanti a uno sconosciuto spaventa. Ci si fanno mille domande: Da dove inizio a raccontare la mia vita? E se mi blocco e non so cosa dire? Se mi giudica per quel pensiero inconfessabile che ho fatto? Spesso ci si aspetta un lettino, lunghi silenzi imbarazzanti o qualcuno che ci scruta prendendo appunti strani.
Come psicologa clinica, so bene quanta energia e quanto coraggio richieda varcare quella porta. È del tutto normale avere paura. Per questo motivo, ho scelto di strutturare l'inizio del percorso in due momenti distinti.
Il primo passo: Il colloquio conoscitivo gratuito
Il primissimo incontro dura circa 45 minuti. Molte persone mi chiedono: Cosa devo preparare? La risposta è nulla. Puoi anche sederti e dirmi: "Non so da dove cominciare, so solo che sto male".
In questa fase non c'è nulla di clinico, non prendo appunti, non produco relazioni scritte, non faccio diagnosi. È uno spazio leggero.
A cosa serve?
A te serve per capire a pelle chi sono e farmi domande, per raccontarmi cosa ti infastidisce in questo periodo o qual è il nodo che senti di non riuscire a sciogliere. A me serve per ascoltarti e comprendere se ho gli strumenti adatti per aiutarti davvero. È il momento in cui ci annusiamo. Se alla fine sentiamo che ci sono le basi per lavorare bene insieme, fisseremo il primo appuntamento clinico.
Cosa succede davvero nella prima seduta a pagamento?
Quando entri in studio, o ti colleghi online per la prima volta, la sensazione più comune è un forte imbarazzo. Ti siedi e pensi: "E adesso cosa dico? Da dove comincio?".
Molte persone credono di dover fare un riassunto perfetto di tutta la loro vita, o di dover spiegare il proprio malessere usando parole precise e ordinate. La verità è che non devi preparare nulla.
Nella pratica, la prima seduta funziona così: ti metti comodo e se non inizi tu per primo/a, ti chiedo semplicemente da cosa vuoi partire, o cosa ti ha spinto a prendere appuntamento proprio oggi.
A quel punto, di solito, escono fuori delle parole. Magari mi racconti che sei stressato, che non dormi, che hai litigato con qualcuno per una sciocchezza e che ti viene da piangere senza un motivo apparente. È normale che il tuo racconto sia disordinato, che salti da un argomento all'altro e che ti sembri di non avere un filo logico o che per molte cose non hai parole.
Il mio primo compito è ascoltare tutto questo, ma non lo farò in modo passivo, limitandomi ad annuire.
Mentre parli, il mio obiettivo è capire insieme a te qual è, in mezzo a tutto quello che mi racconti, la cosa che ti fa stare male in questo momento. Magari, dopo averti ascoltato, potrei fermarti dolcemente e dirti: "Sento che mi hai parlato del lavoro e della famiglia, ma mi sembra che la cosa che in assoluto ti sta facendo soffrire di più ora sia la sensazione di sentirti costantemente sotto esame. Sei d'accordo? Ti andrebbe se iniziassimo a lavorare proprio da qui?".
Non decido io per te, ma ti aiuto a individuare il punto di partenza, in modo che tu non ti senta più schiacciato dalla sofferenza attuale, ma capisca da quale pezzettino possiamo cominciare a sbrogliare la matassa.
Per aiutarti a fare questo, potrei anche proporti dei questionari da compilare. Non sono esami, non ci sono risposte giuste o sbagliate e non servono per darti un voto o un'etichetta. Sono degli strumenti che ci servono per conoscerci un po' più in fretta e per far emergere alcune cose che a parole, magari per l'imbarazzo, si fa fatica a spiegare.
Alla fine della nostra ora, ci prenderemo gli ultimi cinque minuti per le cose pratiche: ti spiegherò ogni quanto ci vedremo e come funzionano i pagamenti. Ma il vero obiettivo di quel primo incontro è farti uscire da lì con due sicurezze: che non sei più solo a gestire il tuo caos e che, insieme, abbiamo trovato un punto da cui iniziare a lavorare.
Cosa faccio dopo la seduta
A fine seduta scrivo la mia relazione clinica. Prima di rivederti alla seduta successiva, rileggo la relazione, studio i tuoi test e scelgo gli strumenti migliori per l'incontro. E, quando serve, mi affido a supervisioni con colleghi esperti per garantirti sempre il supporto migliore.
Iniziare una terapia significa affidare la propria storia a qualcuno. Questo è il mio metodo con cui mi impegno a custodire la tua.




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