Mini guida su come scegliere il professionista della salute mentale: Guida pratica agli orientamenti
- Dott.ssa Sara Sulejmani
- 1 apr
- Tempo di lettura: 8 min
Aggiornamento: 5 apr

Quando sentiamo di aver bisogno di un supporto per affrontare un momento di difficoltà, la ricerca del professionista giusto può sembrare complessa. Le ramificazioni e le specializzazioni della psicologia sono molteplici, generando un'expertise varia e strutturata per ogni specialista. In questo articolo facciamo chiarezza sui vari ruoli e approcci, con la speranza di guidare verso una scelta più consapevole.
Sono tante informazioni ma alla fine sono sicura che avrai le idee più chiare e avrai gli strumenti per muoverti in questa scelta delicata. Qui imparerai la differenza degli orientamenti e psicoterapie ed imparerai in modo pratico come leggere la formazioni del professionista. E in ultimo, ma non per importanza, ti sarà più chiaro perchè l'alleanza terapeutica è il tassello fondamentale.
Chi è lo psicologo e come lavora?
Lo psicologo è un professionista sanitario riconosciuto dalla legge che si occupa della salute mentale e del benessere psicologico di individui, gruppi e comunità. Svolge attività di prevenzione, valutazione (diagnosi psicologica e assessment), abilitazione-riabilitazione e sostegno.
Il percorso psicologico inizia tipicamente con l'assessment psicologico, una fase di esplorazione in cui il professionista raccoglie e analizza informazioni per far luce sul problema riportato dalla persona. Questo avviene tramite colloqui clinici, osservazioni e la possibile somministrazione di test. Questa può essere una fase in cui i risultati vengono formalmente restituiti al paziente (con una relazione scritta oltre che verbale in seduta) oppure no; tuttavia, il quadro clinico viene comunque formulato nella mente del professionista per poter strutturare il percorso di cura. L'utilizzo di test diagnostici e le modalità di restituzione dipendono strettamente dal metodo del professionista e dall'orientamento da cui è influenzato.
Lo psicologo non psicoterapeuta ha un "orientamento"?
Ricordo ancora quando posi questa domanda a una mia docente durante il corso di Psicologia Clinica Applicata alla magistrale. Si parlava di assessment e dell'iter di valutazione, e in una slide veniva esposto il ragionamento che lo psicologo (non psicoterapeuta) avrebbe dovuto essere una figura "ateoretica", ossia totalmente priva di influenze legate a specifici orientamenti psicoterapeutici.
Ma, come sappiamo tutti, tra la teoria e il mondo reale c'è una bella differenza e fu anche la risposta della docente "Dovrebbe essere così, ma non lo è mai".
La verità è che lo psicologo (non specializzato in psicoterapia) viene formato nelle aule universitarie da docenti che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono proprio degli psicoterapeuti con un orientamento ben preciso. Sono loro a suggerire i testi di riferimento scritti da psicoterapeuti nel piano di studi, e l'intera struttura degli obiettivi formativi di un corso viene inevitabilmente "cucita" sulla falsariga della loro esperienza clinica. Di conseguenza, il linguaggio, la formulazione delle ipotesi e le teorie di base che lo studente assorbe sono profondamente influenzati da questo macro-orientamento di partenza.
È fondamentale fare chiarezza su un confine invalicabile: lo psicologo non psicoterapeuta non può applicare un protocollo psicoterapeutico. Non lo sa applicare (non avendo frequentato la scuola di specializzazione) e, soprattutto, non lo può applicare per legge.
Tuttavia, all'interno dei suoi legittimi ambiti di intervento — esclusi ovviamente i casi di diagnosi psicopatologica, e solo con alcuni gradi di sintomatologia del disturbo — lo psicologo clinico può operare applicando singole tecniche e un metodo, che sono l'eco delle correnti che ha studiato.
La sua cultura professionale, quindi, non è un foglio bianco. È nutrita e costantemente influenzata dai metodi e dagli approcci che incontra durante la sua specializzazione e la formazione continua. Il linguaggio che usa, il suo metodo clinico e le teorie che strutturano il suo pensiero sono influenzate delle correnti psicologiche e psicoterapeutiche che ha studiato e approfondito.
Per questo motivo, se è vero che un professionista non specializzato in psicoterapia non può definirsi di un orientamento dicendo "Sono uno psicologo di orientamento X", è altrettanto corretto e intellettualmente onesto che possa affermare: "Come professionista, sposo le teorie, la cornice metodologica e la visione di questo specifico orientamento o autore".
E se c'è bisogno di Psicoterapia? Quale approccio scegliere?
Se dalla valutazione iniziale dello psicologo o psichiatra emerge un disturbo clinico conclamato, lo psicologo orienta il paziente verso lo specialista indicato per il trattamento: lo psicoterapeuta.
Quali informazioni ci indica l'orientamento di uno psicoterapeuta?
Conoscere l'orientamento teorico di un terapeuta non è solo un dettaglio per addetti ai lavori, ma una vera e propria bussola per chi vuole scegliere a chi affidarsi.
Ci fornisce in anticipo informazioni pratiche e fondamentali su tre aspetti del percorso:
Il Metodo e l'uso della Diagnosi: Ci aiuta a capire come il professionista imposterà le prime sedute di conoscenza (l'assessment). Ci svela, ad esempio, se utilizzerà una valutazione più strutturata e mirata subito alla risoluzione del sintomo (come nell'approccio cognitivo-comportamentale), se preferirà un'esplorazione fluida per dare un senso profondo al nostro disagio (approccio psicodinamico), o se metterà le "etichette diagnostiche" in secondo piano per accogliere il nostro vissuto in modo libero da schemi predefiniti (approccio umanistico).
Il clima della Relazione Terapeutica: L'orientamento definisce lo stile del professionista all'interno della stanza. Ci anticipa se avremo di fronte un terapeuta attivo che ci guida passo passo , uno specchio neutrale che ci aiuta a riflettere sui nostri contenuti nascosti, un regista che osserva le dinamiche delle nostre relazioni, oppure un compagno di viaggio empatico e non direttivo.
Le "porte" della mente su cui si lavorerà: Tutti gli orientamenti hanno esattamente il medesimo obiettivo — generare il cambiamento necessario per curare la sofferenza e ritrovare il benessere — ma per farlo utilizzano "porte" diverse nella mente umana. Conoscere l'approccio ci dice se il nostro lavoro partirà dalla modifica dei pensieri e della logica, se scaverà nell'inconscio e nei traumi infantili, se interverrà per riorganizzare i legami familiari, o se si concentrerà sullo sbloccare le emozioni corporee represse nel qui e ora.
In Italia esistono centinaia di scuole accreditate, quasi 300, ma potrebbero essere raggruppate nei seguenti macro-orientamenti teorici:
1. Orientamento Cognitivo-Comportamentale (CBT)
Si avvale di protocolli strutturati e si concentra sul presente, mirando alla risoluzione pratica dei sintomi. Se la CBT standard lavora sulla modifica di pensieri e comportamenti disfunzionali nel "qui e ora", le evoluzioni più recenti si focalizzano sull'accettazione e sul modo in cui pensiamo al nostro stesso pensiero.
Ne fanno parte: Terapia cognitivo-comportamentale standard, Terapia razionale-emotiva (REBT di Ellis), Terapia cognitivo-costruttivista.
Terapie di "Terza Onda" e Metacognitive: ACT (Acceptance and Commitment Therapy, che promuove la flessibilità psicologica e l'accettazione), MCT (Terapia Metacognitiva di Wells) e TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale, focalizzate sulle idee che abbiamo riguardo al nostro stesso funzionamento mentale).
2. Orientamento Psicodinamico/Psicoanalitico
Esplora in profondità l'inconscio, le dinamiche relazionali e la storia personale infantile, con l'obiettivo di promuovere un cambiamento profondo della struttura di personalità. Le "libere associazioni" sono veicoli di informazioni primari.
Ne fanno parte: Psicoanalisi Classica (Freudiana), Psicologia Analitica (Jung), Psicoterapia Psicoanalitica Relazionale contemporanea, Terapia basata sulla mentalizzazione (MBT).
Approcci affini: Psicologia Individuale (di Adler, che si concentra sul bisogno dell'individuo di compensare sentimenti di inferiorità nel contesto sociale).
3. Orientamento Sistemico-Relazionale
Parte dal presupposto che il disagio di un individuo non possa essere compreso isolatamente, ma vada analizzato all'interno delle relazioni significative (famiglia, coppia) per modificarne gli squilibri comunicativi.
Ne fanno parte: Terapia Familiare Strutturale (Minuchin), Modello sistemico (Scuola di Milano).
Sviluppi e integrazioni: EFT (Emotionally Focused Therapy di Sue Johnson, che integra la teoria dei sistemi con la teoria dell'attaccamento per ristrutturare i legami emotivi).
Nota sulla Terapia Breve Strategica (Nardone, Haley, MRI): Pur derivando storicamente dalla scuola sistemica, oggi opera molto frequentemente in setting strettamente individuali, focalizzandosi sullo sblocco rapido del sintomo tramite specifiche prescrizioni comportamentali.
4. Orientamento Umanistico-Esperienziale e Analitico-Esistenziale
Pone la persona al centro, valorizzandone l'autenticità. Il focus non è tanto l'etichetta diagnostica, quanto lo sblocco del potenziale umano e del vissuto emotivo nel presente.
Ne fanno parte: Terapia Centrata sul Cliente (Rogers, basata sull'accettazione incondizionata), Terapia della Gestalt, Analisi Bioenergetica.
Ricerca di Senso: Logoterapia e Analisi Esistenziale (di V. Frankl, focalizzata sulla "volontà di significato" e sul superamento del vuoto esistenziale).
Nota: L'Analisi Transazionale (di E. Berne) possiede radici psicoanalitiche, ma nella pratica si colloca molto spesso in un'area di confine integrata con l'approccio umanistico-esperienziale.
5. Approcci Integrati e Multimodali
Combinano in modo coerente tecniche e teorie tratte da orientamenti diversi, con lo scopo di adattare l'intervento sulle caratteristiche uniche di ogni individuo.
NB: Questi cinque punti hanno l'obiettivo di chiarirti un aspetto: il macro-orientamento e la scuola di psicoterapia da cui si è formato il professionista ti danno l'informazione più completa per orientarti nella scelta. Ovviamente l'elenco non è esaustivo qui ho riportato alcune psicoterapie, mentre i macro orientamenti sono tutti.
Un consiglio pratico per voi: come leggere la formazione del professionista
Ogni volta che leggete il profilo o il curriculum di un professionista della salute mentale, vi invito a farvi una domanda: "La dicitura psicoterapeutica che sto leggendo mi indica il macro-orientamento generale o la scuola specifica?"
Se il professionista espone solo il macro-orientamento, è un'ottima prassi chiedere quale scuola di psicoterapia abbia frequentato per comprendere più a fondo il suo protocollo clinico. Nel caso in cui vi comunichi direttamente la scuola specifica, chiedetevi a quale macro-orientamento questa corrisponda. Questo passaggio ha l'obiettivo di chiarirvi le idee su come lavorerà concretamente con voi.
Esempio: Potreste leggere "psicoterapeuta cognitivo-comportamentale", ma scoprire indagando che si è formato in una scuola cognitivo-costruttivista o, più specificatamente, in terapia metacognitiva. "Cognitivo-comportamentale" è solo il macro-orientamento; le altre informazioni vi indicano in modo specifico la sua formazione operativa e vi assicuro che un approccio costruttivista e uno metacognitivo sono molto diversi tra loro. Oppure, se leggete "psicoterapeuta fenomenologico", sapendo cercare scoprirete che corrisponde al macro-orientamento umanistico-esperienziale. Le formazioni più difficili da decifrare restano le Integrate, ma una mirata ricerca o una domanda diretta colmeranno ogni dubbio.
EMDR, Mindfulness e le tecniche "Bottom-Up"
Strumenti molto conosciuti oggi, come l'EMDR, la Mindfulness o l'Ipnosi clinica, non sono considerati orientamenti psicoterapeutici a sé stanti. Nella moderna pratica clinica si fa distinzione tra due canali di elaborazione:
Top-Down (Dall'alto verso il basso): Le classiche terapie basate sulla parola, che utilizzano la razionalità per regolare le emozioni.
Bottom-Up (Dal basso verso l'alto): Approcci che partono dal corpo e dalla sensorialità per risalire alla mente. L'EMDR e la Mindfulness sono tecniche bottom-up.
Questi strumenti vengono integrati dai terapeuti all'interno del proprio orientamento clinico di base per potenziarne l'efficacia, specialmente nell'elaborazione dei traumi.

Un ultimo tassello fondamentale: L'Alleanza Terapeutica
Abbiamo esplorato i metodi, le tecniche e le diverse "porte" attraverso cui la psicologia accede alla mente umana. Tuttavia, c'è un dato empirico su cui l'intera comunità scientifica concorda all'unanimità, indipendentemente dall'orientamento di appartenenza: il fattore aspecifico che predice con maggiore affidabilità il successo di un percorso psicologico è la cosiddetta Alleanza Terapeutica.
Che cos'è? È la qualità della relazione di fiducia, collaborazione e sintonia che si instaura tra te e il professionista. Puoi scegliere lo specialista con il curriculum più brillante e l'orientamento teoricamente più adatto al tuo problema, ma se non ti senti autenticamente ascoltato, rispettato e al sicuro all'interno di quella stanza, la tecnica clinica da sola non basterà.
Per questo motivo, nel tuo percorso di scelta, tieni a mente questi tre diritti fondamentali:
Hai il diritto di fare domande: Il primo colloquio non è un "interrogatorio" a senso unico. Serve anche a te per valutare il professionista. Chiedi apertamente come lavora, qual è il suo metodo e come intende affrontare la tua situazione.
Hai il diritto di ascoltare le tue sensazioni: Dopo le prime sedute, fermati e chiediti: "Mi sento a mio agio? Sento che stiamo remando nella stessa direzione?".
Hai il diritto di cambiare: Se la risposta è no, non è un fallimento personale e non significa che la psicologia "non funzioni". Significa semplicemente che quello specifico incastro relazionale o metodologico non era adatto a te in questo momento della tua vita.
Iniziare un percorso di supporto psicologico è un atto di grande coraggio e di profonda cura verso se stessi. La bussola degli orientamenti che abbiamo tracciato in questo articolo serve a non farti navigare alla cieca nella scelta del professionista, ma ricorda sempre che il vero motore del cambiamento è la relazione.
Scegli un professionista che abbia un metodo solido, ma che sappia soprattutto parlare la tua lingua emotiva.
Una ulteriore aggiunta.
Non solo scuole di psicoterapia: Le altre specializzazioni
Oltre alla psicoterapia, lo psicologo può sviluppare ulteriori competenze specialistiche:
Neuropsicologo: Esperto nella valutazione e riabilitazione delle funzioni cognitive (memoria, attenzione) in caso di demenze o traumi cranici.
Psicotraumatologo: Specializzato nel trattamento dei traumi psicologici (spesso avvalendosi di EMDR).
Psicodiagnosta: Esperto nell'utilizzo di batterie di test complessi per tracciare profili di personalità.
Psicologo Sessuologo: Formato per affrontare disfunzioni sessuali e tematiche legate alla sfera affettivo-intima, con varie declinazioni e specializzazioni, come gli esperti in tematiche LGBTQIA+.
Esistono, infine, settori della psicologia in cui l'obiettivo non è la valutazione della patologia:
Psicologia dell'Emergenza: Primo soccorso psicologico per vittime e soccorritori in calamità.
Psicologia Giuridica (Forense): Valutazioni specialistiche per i tribunali (CTU, CTP).
Psicologia dello Sport: Mental training per ottimizzare le prestazioni agonistiche.
Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni: Selezione del personale, benessere organizzativo e prevenzione dello stress.
Orientamento Scolastico e Professionale: Guida le persone nelle scelte formative e lavorative, aiutandole a esplorare attitudini, interessi e valori per favorire decisioni consapevoli.




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