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Perché ci ritroviamo in relazioni tossiche?


Ti è mai capitato di sederti a prendere un caffè con un’amica, o un amico, e ascoltare la frase: "La mia ultima relazione è finita proprio male. Il mio ex era un manipolatore narcisista, mi faceva soffrire di proposito, mi ha distrutto"? Oppure: "La mia ragazza ha un attaccamento evitante il nostro rapporto và sempre peggio ci feriamo sempre di più non capisco perché non sappia dialogare, ha problemi non risolti secondo me ma lei dice che sono io il mostro”.

In qualche modo è consolatorio pensarla così “è lui/lei il/la stronzo/a: c’è un cattivo che tesse le tele e una vittima innocente che vi rimane intrappolata.


Ma è davvero così semplice?


Se escludiamo, naturalmente, i casi di reale violenza fisica o di abusi gravi e coercitivi – che appartengono alle aule dei tribunali e agli avvocati – la realtà psicologica delle relazioni disfunzionali è molto più sfaccettata. Non esiste quasi mai un carnefice assoluto contrapposto a una vittima totalmente passiva. Esiste, piuttosto, una dolorosa co-responsabilità attivante. So che può essere spiacevole da leggere: probabilmente avrai in mente decine di esempi pronti a dimostrare come l'altra persona si sia comportata in modo terribile e tu ne abbia solo subìto le conseguenze. Eppure c'è una verità, per quanto scomoda, che ci invita a farci una domanda: perché siamo finiti proprio in quella relazione? Possiamo davvero credere che sia stata pura casualità?


È molto probabile di no, e vorrei provare a mostrarti il perché.


Scommetto che, se dovessi ripensare alle primissime fasi del rapporto, ti verrebbe da pronunciare una frase del genere: "Mi ha dato esattamente tutto quello di cui avevo bisogno". È un'affermazione che, a un primo sguardo, suona romantica e bella. Tuttavia, a un occhio più attento, svela una situazione di profonda vulnerabilità: parla di dipendenza, della disperata ricerca di qualcosa che ci manca, e di un bisogno di colmare una lacuna di autonomia ed equilibrio interiore.


Come facciamo, allora, a far coesistere il ricordo di quell'inizio idilliaco con i litigi, il disprezzo e l'odio della fine? Nella mente ci sembrano quasi due persone diverse: una dolce e disponibile, l'altra bugiarda e prevaricatrice. Entrambe le versioni ci appaiono reali, ma unirle è un'impresa ardua perché sembrano incompatibili.


Così, la favola che spesso ci raccontiamo per sopravvivere è che, all'inizio, quella persona fosse diversa, che ci abbia mentito, manipolato e nascosto la sua vera natura. Ma la clinica ci insegna che raramente è così, è davvero difficile che qualcuno cambi completamente personalità all’improvviso.


I segnali di allarme c'erano fin dal principio. Spesso, però, li abbiamo ignorati non per semplice "comodità", ma perché all'inizio quegli stessi segnali ci apparivano quasi inebrianti. La gelosia, lo scontro, le assenze che ci tenevano sulle spine, quel continuo oscillare tra inferno e paradiso: nella delicata fase dell'innamoramento, tutte queste dinamiche venivano lette come un surplus di passione, un pizzico in più di potenza emotiva che ci faceva sentire straordinariamente vivi.


Di solito preferiamo dirci che "il mostro" è uscito allo scoperto solo dopo. A volte, per trovare un compromesso senza ignorare del tutto la nostra parte, adottiamo scudi protettivi e frasi consolatorie come: "Finisco sempre per scegliere donne distanti", oppure "Scelgo sempre uomini che mi fanno soffrire", o ancora "Le mie relazioni finiscono sempre male". Sono frasi che ci fanno comodo, perché ci permettono di ammettere un pezzetto di responsabilità, pur attribuendo la colpa maggiore a una sorta di sfortuna cosmica o a un inconscio slegato da noi. Ma la verità è più profonda: quelle persone non si sono rivelate all'improvviso, ma sono state scelte intimamente da noi, perché in quel preciso momento risuonavano con le nostre antiche mappe relazionali.


Se proviamo a capovolgere la prospettiva e guardiamo per un attimo il cosiddetto "carnefice", potremmo scoprire che all'altra parte della relazione, c'è probabilmente una persona che sta pensando di te esattamente le stesse cose. Anche l'altro si sente bloccato in una dinamica che è intimamente convinto di non aver scelto e di non meritare. Ed eccovi qui: entrambi rinchiusi in una prigione relazionale, dove ciascuno crede fermamente che il problema sia l'altro, e di essere nient'altro che la vittima di un carnefice.


La verità? Le nostre fragilità si fiutano e si attraggono.


Siete due persone che, guidate da bisogni profondi e inespressi, si sono scelte a vicenda. Finché ha fatto comodo, vi siete lasciati inebriare dall'intensità di quell'incastro, da quel mix esplosivo di personalità. Ma quando l'euforia è svanita e la realtà ha bussato alla porta, avete cercato di proteggervi impugnando le armi sbagliate. Entrambi, in fondo, avete forzato la situazione a vostro vantaggio, riadattando la narrazione dei fatti per uscirne il più possibile puliti e alleggeriti dalle responsabilità.


Ma facciamo un gioco per un attimo. Ipotizziamo che il vostro sia davvero uno di quei rari casi in cui vi siete imbattuti in un manipolatore freddo e calcolatore, qualcuno che vi ha ingannato dal primo istante. La domanda allora diventa un'altra: perché, una volta scoperta la sua vera natura, non avete semplicemente chiuso la porta e girato i tacchi?


Sembrerebbe la cosa più logica da fare, no? Se l'altro ti fa del male, ti allontani. Eppure non ci riuscite. Non ci riuscite perché, dietro quell'impossibilità di staccarvi, si nascondono nodi irrisolti che vi appartengono. È questa la prova più evidente della dinamica disfunzionale in cui siete scivolati. Si crea una dipendenza profonda, un legame così viscerale che è proprio la vostra stessa sofferenza a trattenervi lì, a confermare quella scelta inconsapevole fatta fin dal primo sguardo.


Senza di lui o di lei vi sentite smarriti; torna a galla quel vuoto opprimente che c'era prima di incontrarvi. Sentite di non poter sopravvivere senza quel "mostro" che vi fa tanto arrabbiare, ma che forse – in modo sotterraneo – vi rassicura, perché riproduce un copione familiare, un tipo di malessere che segretamente conoscete bene.


Ma da dove nasce questo terrore così intenso dell'abbandono? Da dove deriva l'incapacità di sostenere un conflitto o l'impulso irrefrenabile di fuggire per evitarlo? Non sono coincidenze: sono schemi interni, mappe relazionali che abbiamo interiorizzato nel corso della nostra vita. Scattano in automatico, fuori dal nostro controllo, dettando le nostre reazioni prima ancora che possiamo rendercene conto.


Cosa fare, dunque, di questa scomoda ma liberatoria verità?


C’è solo una strada se volete uscire definitivamente da queste prigioni emotive: smettere di combattere i demoni esterni e iniziare a disinnescare i fantasmi che portate dentro. Potreste aver bisogno di un professionista preparato, qualcuno che vi accompagni in un percorso terapeutico capace di individuare, smantellare e archiviare una volta per tutte queste vecchie mappe disfunzionali.

Il premio finale? Le dinamiche tossiche e le persone emotivamente indisponibili perderanno di colpo tutto il loro fascino misterioso. Sarete finalmente liberi, con lo sguardo limpido, di scegliere e costruire una relazione sana, un legame che abbia, per davvero, un futuro.


Bibliogafia:

  • Beck, A. T., Davis, D. D., & Freeman, A. (2015). Cognitive therapy of personality disorders (3rd ed.).

  • Campbell, W. K., Foster, C. A., & Finkel, E. J. (2002). Does self-love lead to love for others? A story of narcissistic game playing. Journal of Personality and Social Psychology.

  • Dimaggio, G. (2016). L'illusione del narcisista. La malattia nella grande vita.

  • Dimaggio, G. (2023). La via d'uscita. Liberarsi dalle relazioni che fanno male: come curarle, quando interromperle.

  • Hazan, C., & Shaver, P. (1987). Romantic love conceptualized as an attachment process. Journal of Personality and Social Psychology.

  • Young, J. E., Klosko, J. S., & Weishaar, M. E. (2003). Schema therapy: A practitioner's guide.


 
 
 

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sono la Dott.ssa Sara Sulejmani

sono una Psicologa Clinica e credo nel potere della consapevolezza come primo passo verso la guarigione. Qui condivido articoli per aiutarti a capire meglio la psicologia e a prendere le decisioni migliori per la tua salute mentale.

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